
Effer WARRIORS Bologna |
 |

Manin RHINOS Milano |
Sabato 9 Luglio 1983 Palasport, Genova |
| 1st | 2nd | 3rd | 4th | Final |
| Effer WARRIORS Bologna | 8 | 0 | 6 | 0 | 14 |
| Manin RHINOS Milano | 0 | 0 | 13 | 7 | 20 |
| Tabellino |
| 0-6 | 1st | td Inzinna Joseph (n.48), run |
| 0-8 | 1st | pat Longhi Giorgio (n.32), action |
| 0-14 | 3rd | td Mingarelli Lucio (n.83), 13 pass da Petroni Piero (n.18) |
| 6-14 | 3rd | td Nori Antonio (n.32), 50 run |
| 7-14 | 3rd | pat Zoncati Pietro (n.52), kick |
| 13-14 | 3rd | td Bynum Rick (n.30), run |
| 19-14 | 4th | td Gerosa Gianluca (n.82), 40 pass da Benezzoli Lino (n.17) |
| 20-14 | 4th | pat Zoncati Pietro (n.52), kick |
La disputa del III Superbowl nel Palasport di Genova fu fortemente voluta da Giovanni Colombo; era il sogno nel sogno di fare del football americano una grande disciplina sportiva in Italia, una finale disputata indoor, come nei mitici Bowls americani.
Tale decisione non fu presa senza essere stata osteggiata da più parti; dopo le semifinali che qualificarono i Warriors Bologna alla finale, il loro presidente, Prof. Lodi, tentò di far cambiare la sede della finale, proponendo Rimini in sostituzione.
Le ragioni per tale richiesta erano tre: la prima, e la principale, che il fondo di gioco sarebbe stata una moquette verde dello spessore di ca. 1 cm posata direttamente sul cemento del pavimento; la seconda, che le dimensioni del campo in larghezza arrivavano a filo delle due tribune, con una minima via di fuga che comunque non permetteva il posizionamento delle due panchine sulle sidelines, che comunque avrebbero rasentato muriccioli di cemento delle tribune; la terza, che esistevano fondati dubbi che l’impianto di circolazione dell’aria fosse in grado di mantenere, a Luglio, la temperatura e l’umidità all’interno del palazzetto a livelli accettabili.
Domenica 3 Luglio si tenne all’Hotel Manin di Milano una riunione trai il Consiglio Federale, le Dirigenze di Rhinos e Warriors ed il comitato organizzatore di Genova. Il fatto che fece pendere il piatto della bilancia a favore di Genova fu un filmino amatoriale di un torneo indoor, in formula 9vs9, il Torneo Città di Genova, disputatosi 30 gg. Prima sullo stesso fondo, che dimostrò la possibilità di giocare a tackle football su di un simile fondo, e la ferrea volontà del presidente Colombo e del vicepresidente They di sfruttare la cornice del Palasport per un lancio d’immagine del football americano. A quel punto si mise in moto definitivamente la macchina organizzatrice, che fu di notevole dimensioni. I giocatori della squadra di Genova (una cinquantina ca.) prestarono la loro opera volontariamente, allestendo il campo ed il Palazzetto, in modo da minimizzare le spese d’organizzazione. Furono chiamate 40 ragazze di una locale scuola di ballo, che organizzarono lo spettacolo delle cheerleaders.
Un aneddoto su tutti: una delle perplessità sulla scelta del Palazzetto fu causata anche dalla struttura stessa: al centro del Palasport di Genova (chi và a vedere il Salone della Nautica può testimoniarlo) esiste una struttura metallica al centro del tetto che scende per ca. 10 metri – si tratta di una struttura funzionale e non di un arredo architettonico – nel caso di lanci molto alti o di punts dalle 40 yds era possibile che il pallone colpisse tale struttura, venendone deviato.
Per tale ragione le due squadre vennero preavvisate che i punt sarebbero dovuti essere effettuati con traiettorie tese. Approfittando del fatto che Lino Benezzoli, qb dei milanesi, abitava a Genova, lui, Gianluca Gerosa e Pietro Zoncati si allenarono tutta la settimana al Palasport, di nascosto, durante i lavori di allestimento, sui lanci e sui punt da metà campo!
Finalmente giunse il fatidico sabato, un bel sabato estivo, caldo e soleggiato. I cancelli vennero aperti dalle 15.00 delpomeriggio ed il pubblico cominciò ad affluire.
All’ingresso del Palasport furono collocate due bancarelle, una con i vari gadgets delle squadre, l’altra con le copie del libro di Guido Bagatta, “American Football Superstars”, con l’autore a disposizione per autografarle, e nel contempo per far da bersaglio dei lazzi e dei cori di scherno degli “addetti ai lavori”, memori dei suoi marchiani errori durante le cronache delle partite di NFL.
La cornice dello spettacolo era di grande effetto: sulla tribuna di destra i tifosi dei Warriors, con un grande striscione biancoceleste, su quella di sinistra i fans dei Rhinos, tutti forniti di piccoli corni di cartapesta, applicati sul naso, 20 cheerleaders in bianco e rosso per squadra, entrata delle squadre con chiamata nominale dei rosters, inni nazionali e, finalmente, il kickoff. Il kickoff d’onore fu fatto battere a Manuela Falcetti, affermata giornalista e fidanzata del DE dei Rhinos Marco Del Freo.
La prima metà della partita fu dominata totalmente dai bolognesi, sia in attacco che in difesa; guidata da due “mitici” allenatori, Al Volpini e Roger Greiger, l’offense bianca violò per prima l’end zone. L’americano J. Inzinna, team leader dei Guerrieri, segnò dopo una breve corsa, lasciando la trasformazione ad un giovane, ma già affermato, RB italiano, Giorgio Longhi. Milanesi totalmente in balia degli avversari, un attacco sterile, atterrito dalla defense avversaria guidata dal mitico Alfredo “Gastineau” Ferrandino, una defense stordita e passiva, impotente contro le corse di Longhi e gli option pass di Inzinna.
Il coach milanese, Ray Semko, imprigionato in un improbabile doppio petto celeste, era in un bagno di sudore! L’halftime fu salutato dai milanesi come una liberazione; erano riusciti a minimizzare i danni limitando il passivo a soli 8 punti. In formazione serrata lasciarono il campo, ma invece di dirigersi verso gli spogliatoi, uscirono sul piazzale del Palasport, fuggendo dal clima torrido tipo serra amazzonica del Palasport, beneficando della prima brezza serale. I Warriors rientrarono invece negli spogliatoi sotto le tribune. Lo spettacolo dell’intervallo fu eseguito dalle ragazze pompon genovesi; se pur non di altissimo tasso tecnico, fu sicuramente piacevole vedere quaranta ragazze agitarsi sul “tappeto verde” a tempo di musica.
Non appena le note musicali di “Fame” svanirono, rientrarono i Rhinos; caschi in testa, sguardi duri, inquadrati, compatti. Guadagnarono il centrocampo, e, sotto gli sguardi meravigliati di tutti, Marco Del Freo guidò la “danza dell’orso”, versione meneghina della haka neozelandese.
L’intervallo sembrò non aver portato alcun miglioramento in casa Rhinos: segnarono subito i Warriors con una corsa di Mingarelli. Ma la trasformazione non riuscì, e questo sembrò il punto di svolta della partita: fu subito chiaro che era cambiata la musica: difesa aggressiva, attacco più orientato sulle corse, trascinati da una linea d’attacco preponderante e da un Nori irresistibile.
Venne finalmente, a metà del terzo quarto, la prima segnatura dei Rhinos, propiziata da una sweep destra di 50 yds proprio di Tony Nori che, appropriatosi della side line, tirò una volata entusiasmante, proprio sotto la tribuna dei tifosi milanesi.
E’ Pietro Zoncati che trasforma il PAT per il momentaneo 14-7. I bolognesi non riuscirono più a concretizzare il proprio gioco di corse, che fino a quel momento li aveva portati avanti.
Il pareggio dei milanesi arriva alla fine del terzo quarto, grazie ad un pass di Benezzoli sul loro americano, Bynum, ma il tentativo di trasformazione alla mano non riesce, lasciando Bologna in vantaggio di 14 a 13.
Quarto quarto senza segnature da entrambe le parti, 50 secondi alla fine, 45 difensive dei Rhinos, 3° e dieci; anche i passanti sul lungomare, godendosi il fresco serale, avrebbero potuto dire che gioco avrebbe fatto Milano: pass!!!
E dime defense per Bologna! Alcuni giorni dopo chiesi a Giuseppe Pittaluga, centro genovese dei Rhinos, cosa pensasse in quel momento, uscendo dall’huddle e dirigendosi verso la palla: “solo a non sbagliare il conteggio di partenza”, mi rispose.
Lo svolgersi dell’azione è ormai un mito del football italico; Benezzoli riceve il pallone dal centro e fa un drop back di cinque passi, la linea d’attacco gli darà più di quattro secondi di tempo, facendo un muro invalicabile contro i linebackers avversari, scarica un lancio di quasi 50 yds. Il wr, Gianluca “Lupo” Gerosa, correndo una fly sinistra, riceve il lancio a 5 yds dal touchdown, tra il dime d e la safety, segnando poi sullo slancio.
Il boato che accompagnò questa azione fu, a dir poco, “calcistico”, da gol di Tardelli durante Italia – Germania in Spagna ‘82.
I giocatori bolognesi caddero a terra, distrutti, dopo aver sentito tra le mani la coppa di Campioni d’Italia e vedersela scippare a pochi secondi dalla fine, i tifosi romagnoli tentarono di intonare ancora un “Forsa ragassi”, però poco convinto.
Il lancio su Gerosa aveva sancito la sconfitta dei Warriors e la trasformazione di Zoncati fu una pura formalità. Il successivo kickoff e le due azioni bolognesi servirono solo a far finire il tempo ed il sogno dei Warriors, consacrando i Rhinos per la terza volta Campioni. MVP della partita fu acclamato Gianluca Gerosa, anche se il voto fu dato più sull’onda dell’emozione per l’ultima azione giocata che per una effettiva valutazione della resa del giocatore in tutta la partita.
Quella dei Rhinos ‘83 è stata forse una delle squadre più “talentuose” che abbiano mai giocato in Italia; pensate, in linea d’attacco centro Giuseppe Pittaluga, tackles Sergio Angona e Carlo Riccardi, wr Gianluca Gerosa, RB Enzo Brambilla e Tony Nori, in difesa DT Chicco Guizzetti, DE Marco del Freo, LB Pietro “Il Conte” Zoncati, db Carlo Trabattoni e Bebo Nori.
Head coach il grande piccolo Sergente, Ray Semko.
Onore comunque ai Warriors, che seppero, per la prima volta, veramente insidiare e mettere in discussione lo strapotere dei blu milanesi: anche tra le loro file giocarono grandi nomi del football tricolore, a partire dal qb Paolo Petroni, l’americano Joseph Inzinna, il dl Ferrandino, il wr Fantazzini e Giorgio Longhi.
Un ultimo pensiero e riconoscimento a Papà Johnny Colombo ed ai suoi sogni da pazzo visionario, che seppe in pochi anni creare, con l’aiuto di pochi, un movimento ed una federazione dal nulla. (
Roberto La Rocca)
Fonti: Corriere dello Sport Stadio, Il Resto del Carlino, Football Fruit, Sport USA, Superbowl, Super Football,
Touchdown, Tutto Football, Fiaf.net, Huddle.org, Touchdown.it